Da Castelnuovo a Camonti. Di Emilio Polverini.
“ Si comunica che nel pomeriggio di martedì 29 marzo 1994 è stata ritirata dal fronte della lignite l’ultima macchina di scavo ancora presente. / Con questo atto si conclude la fase produttiva della Miniera di Santa Barbara. […]”
Con questo scarno messaggio, inviato per conoscenza alle varie Unità dell’ENEL e Aree Operative interessate, ha termine l’avventura industriale del bacino lignitifero del Valdarno. Ben altri erano stati gli accenti quando l’ingegner Luigi Langer, dopo un lungo soggiorno presso l’Esposizione Universale di Parigi del 1867, prospettò per primo la possibilità di creare una grande e moderna industria mineraria e siderurgica nel Valdarno. E soprattutto ricordiamo l’enfasi con cui la stampa locale, negli anni 1956-1957, descriveva le mirabili realizzazioni che sarebbero state attuate con il “piano Santa Barbara”. Chi, nei paesi del bacino lignitifero, ha vissuto quel periodo ha ancora presente l’impaziente aspettativa del benessere che sarebbe arrivato con i nuovi impianti, dopo tanti anni di crisi e di depressione. Ci si immaginava un bengòdi che non sarebbe finito mai; ora, esaurita la lignite, sembra che quest’ultimo mezzo secolo sia trascorso in un attimo.
Naturalmente tutti prevedevano che la “coltivazione a cielo aperto”, prospettata dal piano Santa Barbara, avrebbe provocato sconvolgimenti nel territorio minerario. Erano ancora molto evidenti gli effetti causati dagli “sterri” nella seconda metà dell’800 e, ancor più vistosi, quelli provocati dalle escavazioni dei primi decenni del secolo scorso, sebbene i primi fossero stati effettuati quasi completamente a mano e le seconde con mezzi meccanici infinitamente meno potenti di quelli moderni. Ma nessuno immaginava l’entità del cambiamento che si sarebbe avuto alla fine dei lavori.
L’industria mineraria provocò non soltanto la trasformazione fisica del territorio, ma generò anche modificazioni, non meno importanti, nella vita politica, sociale, economica e culturale dei paesi circostanti. Nuovi operai, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, accorrevano da tutte le parti, soprattutto dalla Maremma e dalla Romagna, attratti dal miraggio di un lavoro sicuro e ben remunerato. Nel Comune di Cavriglia [...] e soprattutto nel paese di Castelnuovo, che in pochi anni raddoppiò la sua popolazione, si viveva un clima da “corsa all’oro”: prosperavano le bettole e cambiavano le antiche usanze. Purtroppo, date le caratteristiche della lignite, si alternavano periodi di grande espansione a periodi di drammatica contrazione, perché la richiesta di questo minerale aumentava enormemente quando eventi economici internazionali o guerre facevano scarseggiare, e quindi rincarare, i combustibili più pregiati. Nei periodi di crisi la maggior parte delle persone venute da fuori non ritornava nei propri paesi di origine: le risorse lavorative locali, quasi esclusivamente agricole, non erano in grado di sostentare una popolazione artificiosamente aumentata. Quindi disoccupazione, miseria, scioperi e lotte.
Tutte queste vicende, negative e positive, sono state studiate e descritte, in tutti i loro aspetti, in moltissimi libri, tesi, saggi e articoli pubblicati specialmente negli ultimi trent’anni. Ma un aspetto, un po’ particolare, mi pare sia stato soltanto sfiorato in qualche pubblicazione. Si tratta degli effetti causati, direttamente e indirettamente, dall’attività mineraria sugli edifici di culto e similari: chiese, cappelle, cimiteri, tabernacoli. Effetti, anche questi, negativi e positivi: distruzione o trasformazione di edifici esistenti, costruzione di nuovi e anche – cosa singolare che denota mancanza di efficace programmazione – costruzione e successiva distruzione dello stesso edificio sacro nell’arco di qualche decina di anni.
Oggi, a Castelnuovo Dei Sabbioni, la vecchia chiesa si erge ancora sul cocuzzolo dove un tempo sorgeva la rocca dell’antico castello. Attualmente tutto ciò che rimane del vecchio paese, comprese la chiesa e la canonica, è proprietà del Comune di Cavriglia. Tutto il complesso parrocchiale sarà destinato ad ospitare un Museo e un Centro di Documentazione delle Miniere. L’attività mineraria ha modificato e movimentato alquanto l’esistenza della chiesa di Castelnuovo...
L'articolo è tratto da "CORRISPONDENZA", pubblicazione semestrale, Fiesole, anno XXVII n. 1 (51), 6 luglio 2007, pp. 10-13.
UN ESTRATTO DEL DOCUMENTARIO CASTELNUOVO DEI SABBIONI: IL PAESE DELLA MEMORIA.
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Nella splendida terra di Dante, la Toscana, troviamo un gran numero di città scomparse o quasi, luoghi a volte dimenticati o in avanzato stato di abbandono. Uno di questi paesi è tristemente noto per un sanguinoso eccidio nazista che viene ancora rievocato nei toccanti racconti di chi lo ha vissuto… E’ l’affascinante città fantasma di Castelnuovo Dei Sabbioni.
Situato nella provincia di Arezzo, alle pendici dei Monti del Chianti, Castelnuovo è una frazione del comune di Cavriglia che oggi conta circa 9.000 abitanti e la cui nascita risale al 17 marzo 1809. Presso Castelnuovo è stato per molto tempo attivo un importante bacino minerario per l’estrazione della lignite. Lì vicino si trovava la cosiddetta “Dispensa”, un insieme di caseggiati sorto al tempo della Prima Guerra Mondiale come dormitorio per gli operai che da lontano venivano qui a lavorare. A partire dai primi anni venti i dormitori si trasformarono in veri e propri appartamenti per le famiglie di coloro che lavoravano nella Società Mineraria Valdarno. Pian piano questo raggruppamento denso di famiglie si trasformò in un vero e proprio nucleo abitativo…
Ma la tranquilla laboriosità di questo paese venne squarciata ferocemente la mattina del 4 luglio 1944…
Quando la Seconda Guerra Mondiale stava ormai volgendo al termine, le rappresaglie naziste furono atroci in molte zone d’Italia. In Toscana questa repressione fu particolarmente violenta. Alle prime luci dell’alba di quel doloroso 4 luglio, in una torrida giornata d’estate, le frazioni di Castelnuovo Dei Sabbioni e di Meleto Valdarno furono accerchiate ed invase dalle truppe delle SS naziste, guidate da uno schieramento di repubblichini. Quest’orda di uomini spietati assalì le case e penetrò nelle abitazioni, rastrellando uomini, donne e bambini, e devastando ogni casa. Nei pressi del muro sottostante la chiesa 75 uomini vennero barbaramente trucidati e bruciati… Nel mucchio di cadaveri carbonizzati vennero anche ammassati mobili e suppellettili presi dalle abitazioni. Di queste 75 vittime solo 50 vennero riconosciute e consegnate alle rispettive famiglie, le altre furono pietosamente seppellite in una fossa comune del cimitero locale. Alla fine la tremenda rappresaglia nazista di quel 4 luglio nelle frazioni di Cavriglia arrivò a superare le 200 vittime…
Cavriglia oggi è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici che sono costati alla sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale.
Negli anni in cui la miniera era in piena attività, a Castelnuovo vivevano quasi mille persone. L’estrazione della lignite, un combustibile fossile, permetteva di alimentare la centrale elettrica di Santa Barbara, le cui ciminiere si stagliano alte nel cielo a breve distanza dal paese. La miniera dava soldi e lavoro ma allo stesso tempo gli scavi in profondità che furono fatti prima del 1956, erosero pian piano la terra, divorarono le colline, dissestarono le
valli e lentamente si portarono via le case… A metà degli anni ’60, a seguito della pericolosità del terreno e di una frana, tre quarti del borgo crollarono e tutti gli abitanti dovettero progressivamente abbandonare le proprie case e stabilirsi nel nuovo paese, ricostruito poco più in alto. Con il tempo la miniera di lignite si è esaurita, fino alla sua definitiva chiusura nel 1994, mentre Castelnuovo Dei Sabbioni è diventato un malinconico paese fantasma. La sorte ha voluto che la principale fonte di reddito per la popolazione del posto, la miniera di lignite, diventasse per il paese la principale causa del disastro e dell’abbandono.
Camminare per le vie del borgo trasmette la sensazione di un abbandono repentino. Le case sono tutte aperte e al loro interno si possono trovare ancora mobili, oggetti, vestiti, ricordi. Appena entrati si suggella un patto con il silenzio assoluto, rotto solo dal canto degli uccelli che qui hanno trovato la loro dimora, unici aneliti di vita in un luogo raggiunto dalla morte e dall’abbandono…
Le case presentano pitture con curiosi enigmi bianchi e neri e strani rebus che creano un’atmosfera particolarmente misteriosa e sospesa in un limbo tra realtà e finzione. La finzione è quella cinematografica che ancora una volta ha raggiunto questi luoghi dimenticati dall’uomo. I rebus ormai rovinati dal tempo che si possono scorgere sulle case sono infatti stati realizzati nel 1995 per il film “Ivo il tardivo”, del regista Alessandro Benvenuti. Castelnuovo era la dimora di questo stralunato personaggio, Ivo, che si dilettava nel dipingere i muri del colore del suo giornale preferito, “La settimana enigmistica”, utilizzando il linguaggio cifrato dei rebus. Castelnuovo era stato scelto come sua dimora e come rappresentazione onirica del suo particolare mondo interiore.
Oggi Castelnuovo Dei Sabbioni, dopo anni di silenzio, sembra tornare lentamente a vivere grazie ai progetti di recupero della vecchia chiesa e al restauro di alcuni edifici esterni che ospiteranno i turisti interessati a visitare il borgo abbandonato. Un progetto che tocca ben 1.700 ettari di territorio in abbandono e che comprende il restauro della vecchia miniera di lignite, la storia portante di questi luoghi…
Guarda il nostro documentario su Castelnuovo in versione integrale:
CASTELNUOVO DEI SABBIONI: IL PAESE DELLA MEMORIA.
ENGLISH VERSION: Troy Paiva's night visions Troy Paiva è un talentuoso artista contemporaneo americano che dal 1970 esplora la sua terra d'origine, in particolare la…