E' uno dei luoghi più fotografati di tutta la Val Venosta e non solo. Quel campanile fluttuante tra le acque dello splendido Lago di Resia, circondato dalla catena montuosa delle Alpi, in provincia di Bolzano, è divenuto un simbolo della valle stessa e dell'abbandono.
La storia di questo campanile, risalente al XIV secolo, mutò completamente quando l'ingegnere Josef Duile, verso la metà del '800, decise di ricavare nuove terre tramite l'abbassamento del Lago di Curon con un sistema di argini sul torrente Rio Carlino. Questo progetto fu poi sospeso a causa di una catastrofe naturale provocata dal crollo della cateratta del Mittersee nel 1855. Negli anni '20 tuttavia si riprese in mano lo studio e si decise di innalzare il livello dell'acqua di 5 metri per produrre energia elettrica. L'operazione non metteva in pericolo né il piccolo borgo di Curon con il suo campanile, né il paese di Resia.
Nel 1939 però lo Stato concesse al consorzio Montecatini la costruzione di una diga in basso al Mittersee, creando così un ristagno d'acqua di 22 metri. Nel 1947, alle spalle di cittadini increduli e disperati, la Montecatini diede il via al progetto. Le popolazioni di Curon e Resia cercarono in tutti i modi di impedire la prosecuzione dei lavori, bussando alle porte dei politici e persino a quelle del Santo Padre in Vaticano. Ma fu tutto inutile: i cittadini dovettero subire inermi l'esilio dalle loro case, dalle loro terre e dalla loro vita. Nell'estate del 1950 le cateratte furono chiuse e le acque del lago sommersero per sempre i paesi di Curon e Resia: 677 ettari di terra distrutti, 150 famiglie evacuate e risarcimenti irrisori. Per gli abitanti, che in breve tempo persero tutto, fu un vero incubo e la ripresa terribilmente dura.
L'unico ricordo rimasto intatto del paesino di Curon è il campanile che emerge solitario dalla acque del lago e che è stato messo sotto la protezione delle Belle Arti. Oggi la valle rivive come grande centro turistico ed inutile dire che quel campanile fluttuante sul lago è una delle mete più fotografate e apprezzate dai turisti. In estate regala paesaggi da fiaba, con montagne verdi, fiori e acque blu, mentre in inverno, grazie alle acque più basse e al lago ghiacciato, è persino possibile raggiungere a piedi il vecchio campanile del paese perduto di Curon.
Per maggiori informazioni turistiche sulla Val Venosta visitate il sito ufficiale del Comune di Curon: www.curon.net.
Fonte: passoresia
Yonaguni è il nome dell'isola più occidentale del Giappone e si trova a 125 km dalla costa est di Taiwan. Fa parte delle isole Yaeyama e misura appena 29 km quadrati. Durante l'ultima era glaciale era unita al continente da un piccolo lembo di terra emersa ma, in seguito all'innalzamento dei livelli del mare, finì per diventare un'isola. Il nome Yonaguni ha cominciato a fare il giro del Globo in seguito ad una scoperta sensazionale che, se si rivelasse davvero per quello che sembra, allora bisognerebbe riscrivere la storia dell'intera umanità...
Le acque che circondano l'isola sono una nota meta turistica per le immersioni, grazie soprattutto ad una numerosa popolazione di squali martello. E' stato proprio durante una di queste immersioni che, nel 1987, Kihachiro Aratake notò delle strane formazioni sul fondale marino simili a grandi strutture architettoniche. Egli descrisse così la sua scoperta:
“Nuotavo spinto dalla corrente quando improvvisamente mi si parò davanti una ripida parete di pietra, Dovetti aggrapparmi con le mani alla roccia per costeggiare la struttura e non essere spinto lontano. Dopo la lunga passeggiata subacquea mi ritrovai di fronte a uno spettacolo da mozzare il fiato: la facciata era percorsa da scalinate, ognuna delle quali conduceva a terrazzamenti su vari livelli, in un insieme irregolare, ma continuo fino alla cima. La costruzione era così perfetta che mi aspettavo da un momento all’altro di vedere qualcuno uscirne. Ma gli unici abitanti erano i pesci che nuotavano intorno a me, e il silenzio del luogo era rotto solo dal battito del mio cuore”.
Il Monumento attirò subito l'attenzione di Masaaki Kimura, ricercatore della University of the Ryūkyūs, che sostenne la tesi secondo la quale questa grande piramide sia stata realizzata dall'uomo oltre 10.000 anni fa, quindi prima dell'ultima glaciazione. Il Monumento, composto da rocce depositate lì circa 20 milioni di anni fa, è di forma rettangolare e misura 150 per 40 metri, e circa 27 metri di altezza. La cima, costituita da terrazze rettangolari si trova a circa 5 metri sotto il livello del mare.
Ma la piramide è davvero opera dell'uomo o è solamente un'incredibile struttura della natura?

Secondo quest'ultima ipotesi sono in molti a sostenere che il complesso, di origine geologica, sia semplicemente il frutto dell'erosione del mare, una classica stratigrafia di rocce arenarie che tendono a rompere i piani e dare l'effetto di bordi particolari, specialmente in una zona dove l'attività sismica è molto forte.
Tuttavia, vista l'incredibile conformazione della struttura, con il tempo molti altri studiosi e ricercatori hanno cominciato ad abbracciare la tesi di
Kimura, secondo la quale il Monumento presenta caratteristiche associabili a elementi architettonici antichi, quali strade, muri e totem. Si ipotizza che a costruirlo possa essere stata una popolazione originaria dell'Asia sud-orientale con una grande conoscenza di ingegneria e architettura, e di una scrittura basata su pittogrammi, visto che nel sito sono state ritrovate numerose incisioni. Queste risultano essere molto simili a quelle presenti su una tavoletta ritrovata alcuni anni fa ad Okinawa, cosa che sicuramente alimenta il mistero...
Probabilmente si tratta di un monumento religioso e cerimoniale che non si lega con le architetture sacre dell'estremo Oriente ma con siti archeologici presenti in altre parti del mondo. In particolare il complesso è straordinariamente simile alla città Inca di Pachacamac, in Perù, ed è molto più antica delle piramidi d'Egitto. L'ingegneria Inca era l'unica che si contraddistingueva per la capacità di assemblare blocchi monolitici e giganteschi con una tecnica ad incastro che ha saputo resistere al tempo e a qualsiasi evento naturale. Una tecnica estremamente evoluta e ancora oggi enigmatica. Vicino alla piramide è stata inoltre ritrovata una pietra megalitica simile alle sculture moai dell'Isola di Pasqua e incredibilmente vicina al tropico del Cancro. Kimura ne sottolinea così l'importanza:
”Si tratta di una grande roccia ovoidale con una serie di intagli nella parte superiore che sembrano tracciare un volto. Nelle fessure orizzontali che corrispondono agli occhi sono incastrate due pietre che potrebbero rappresentare le pupille. Questa precisa collocazione geografica, secondo me, potrebbe indicare che gli antichi costruttori avevano precise cognizioni astronomiche”.
Le corrispondenze architettoniche tra il complesso sommerso di Yonaguni e i templi egiziani, mesopotamici e mesoamericani, avvalorerebbero la tesi a lungo discussa della presenza di una civiltà planetaria estremamente evoluta antecedente il diluvio: il mito di Atlantide o del leggendario Mu, un continente che si inabissò nell'Oceano Pacifico migliaia di anni fa. Una civiltà che in un lontano passato esercitò una potentissima influenza su tutta la Terra.
Ancora non si hanno certezze sulla vera natura delle rovine sommerse di Yonaguni, ma i numerosi studi che si stanno svolgendo sul posto potrebbero presto rivelare al mondo un'incredibile verità sulla storia dell'uomo e farne il più grande ritrovamento archeologico di tutti i tempi...
Fonti: ditadifulmine.com - misteridelmondo.com - croponline.org
Sotto potete vedere un video realizzato da History Channel sulla città sommersa di Yonaguni.
ENGLISH VERSION: Troy Paiva's night visions Troy Paiva è un talentuoso artista contemporaneo americano che dal 1970 esplora la sua terra d'origine, in particolare la…