Vi presentiamo un articolo scritto da Francesco Meriani, guida di Camelus Tour Operator, che propone un'interessante meta per un "insolito" viaggio nella bellissima Istria.
"Il villaggio di Vergnacco (Vrnjak in croato), nella bellissima Istria, è stata per me una grande e piacevole scoperta. L’ho trovato quasi subito, anche perché non è particolarmente “nascosto” o in zone inaccessibili. Per raggiungerlo, lasciato l’asfalto nei pressi di Marussici, basta fare una passeggiata di un paio di kilometri lungo una bella strada sterrata. La medesima strada che gli abitanti di Vergnacco hanno percorso per secoli coi carri, per recarsi nei paesi vicini.
La peculiarità di questa ghost town è che l’unica in Istria o almeno la più grande (a quanto ne so). Ci sono infatti altri villaggi abbandonati, ma più piccoli. Alcuni sono abbandonati da pochi anni, altri sono semi-abitati nel senso che alcune case probabilmente sono frequentate nella bella stagione, se non dai vecchi abitanti, almeno dai loro figli. Lo si intuisce da come alcune case siano ancora in buono stato, con la soglia pulita, le tendine alle finestre e ancora qualche fiore sulle finestre. Alcuni di questi quasi ghost village si trovano in aree montane e remote (Cicceria), altri si trovano nelle zone interne/centrali dell’Istria, vicino a villaggi più grandi o cittadine, e quindi il loro declino va interpretato come uno spostamento dei giovani verso le cittadine presso le quali lavorano (Pinguente/Buzet, o Pisino/Pazin).
Vergnacco invece di sviluppa addirittura su due strade - ha quindi un “incrocio”- possiede numerose case a due piani più mansarda, e si capisce che erano case “importanti”. C’è anche una chiesa, costruita nel 1892, e consacrata alla Madonna nel 1901. La chiesa, sul sagrato/prato, ha un cimitero che pare uscito da un set cinematografico: vecchie lapidi storte, parzialmente rotte (dall’acqua che si insinua nelle crepe e d’invero ghiaccia), tozze croci di pietra spuntano a metà dal prato, cipressi ai lati e un vasto panorama che dalle colline spazia fino al mare adriatico, distante oltre 15 kilometri.
La maggior parte delle lapidi recano il cognome Vesnaver: di fatto penso che quasi tutti gli abitanti di Vergnacco fossero alla lontana imparentati tra loro (cosa non rara nelle comunità rurali del passato). Le date delle ultime sepolture risalgono all’inizio degli anni sessanta, ma la lapide che desta più emozione è quella di una ragazza di 17 anni “rapita nel cuore degli anni”, come recita l’epitaffio, nel 1944. La fotografia della giovane è quasi del tutto scomparsa ma ancora si riesce ad intravvedere qualcosa, ed è una forte emozione. Questo luogo (la chiesa, ora sconsacrata, ed il cimitero) non hanno comunque alcun aspetto “sinistro”: certo, la chiesa sta cadendo a pezzi ed è un triste spettacolo. Ma qualcuno ancora taglia l’erba nel cimitero, che in una giornata di sole di primavera è veramente un luogo di pace e serenità, e di assoluto silenzio. Anche se di notte, come detto, pare di essere in un film.
Vergnacco ha inoltre un bel pozzo, forse il pezzo meglio conservato di tutto il villaggio, una cappelletta, un grande abbeveratoio (o forse anche lavatoio), ancora “funzionante” con l’acqua. Le case invece ogni anno versano in condizioni peggiori, e sono sempre più invase dai rovi e dall’edera. Non ci sono quasi più tetti, e le mura sono spesso pericolanti. Come se non bastasse, alcune persone senza scrupoli hanno rubato le “jerte” (le preziose pietre lavorate a forma di parallelepipedo che fanno da cornice alle finestre e alle porte) accelerando così la velocità con la quale le case crolleranno, nei prossimi mesi ed anni. Tra il villaggio e la strada principale (asfaltata), lungo il torrente Bazuje, c’era un mulino ad acqua, del quale ora restano solo alcune parti dei muri perimetrali.
Proseguendo invece dal lato opposto (ossia dal villaggio alla sua chiesa e poi avanti verso nord) si arriva a delle bellissime alture dalle quali è possibile vedere contemporaneamente Croazia, Slovenia e Italia (nelle belle giornate
si vede Trieste e l’altopiano carsico).
Vergnacco non è stato abbandonato in seguito al modificarsi degli stili di vita, che hanno spostato le popolazioni rurali verso le città più grandi. Da quanto dice la gente dei villaggi vicini, la causa principale del suo declino è stata la Seconda guerra mondiale, quando la maggior parte della popolazione ha optato per l’Italia (il noto “esodo” degli istriani) e il villaggio si è indebolito in modo irrecuperabile. Nei vent’anni successivi sempre meno persone hanno resistito, e Vergnacco è diventato una città fantasma. Stando alla “bibbia”* del defunto Dario Alberi: “le uniche persone (lì presenti) abitano una casetta derelitta, con le finestre chiuse da nylon, sono i componenti di una famiglia di bosniaci, le cui donne portano ancora i caratteristici calzoni a sbuffo”. La prima volta che ho visto Vergnacco, circa dieci anni fa nel 2003, queste persone già non c’erano più. In una casa si notavano ancora tazze, piatti, materassi, pelli di pecora, che testimoniavano la presenza di abitanti fino a qualche anno addietro. Penso quindi che fossero della famiglia della quale parlava il noto scrittore (il libro di Alberi è stato stampato come seconda edizione nel 2001)."
Per ulteriori informazioni o visite/escursioni a Vergnacco, contattare: Antonela Gardoš di Istrialand.eu (agenzia camelus.it), istriana e profonda conoscitrice di questi luoghi: +385(0)989976290, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
* Istria, storia, arte e cultura, ed. Lint, ISBN 88-8190-158-7
Artico e foto di Francesco Meriani Merlo - www.camelus.it -










