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ITALIA PERDUTA GHOST TOWN

ENGLISH VERSION: Bodie ghost town, shadows of Far West on the Sierra Nevada

Spesso quando si parla di Ghost Town la prima immagine che salta alla mente è quella di una vecchia città del Far West, un luogo ormai leggendario ed un'epoca, quella della corsa all'oro, divenuta un mito. Nell '800 i pionieri in cerca di fortuna si riversarono sempre più verso l'ovestBodie State Historic Park, Califronia. italiaperduta.com/ghostown degli Stati Uniti, verso la Frontiera e soprattutto verso terre ancora inesplorate dove una nuova vita era possibile. Fu così che si scoprirono i primi giacimenti di oro o di altri metalli preziosi e nacquero le città intorno alle miniere. Bari di poker, cowboy, ragazze dei bar e desperados si riversavano tutti in queste cittadine in mezzo al deserto, dove in breve tempo sorgevano saloons, sale da gioco, bordelli e sì, anche qualche abitazione. Col tempo però i giacimenti si esaurirono e queste cittadine di frontiera furono abbandonate alla stessa velocità con cui erano sorte. Molte ghost town sono state col tempo restaurate mirabilmente e oggi rappresentano attrattive di grande richiamo, soprattutto per il visitatore europeo, la cui conoscenza di quegli anni è spesso limitata a quanto ha potuto vedere nel cinema di Hollywood. Ma se si vuole conoscere il prototipo della città fantasma del Far West è a Bodie che bisogna andare...

Situata in California, lungo i versanti della brulla Sierra Nevada, Bodie si può far risalire al 1859, quando un certo W.S. Bodey trovò una pepita in una zona desolata a oltre 2.500 m di altitudine. In breve tempo dal nulla sorse una città. Il primo inverno fu terribile: i morti, l'isolamento e le difficoltà di approvvigionamento spinsero molti cercatori d'oro ad andarsene. Bodie tuttavia sopravvisse e nel 1879 regalò ai suoi abitanti un filone d'oro molto ricco. In poche settimane la minuscola cittadina divenne la seconda città più importante della California dopo San Francisco. Raggiunse una popolazione di ben 10.000 abitanti tra avventurieri, desperados, banditi, prostitute e predicatori illuminati... Nel 1880 possedeva ben 65 saloon, un numero infinito di bordelli, un quartiere cinese e 4 negozi di sigari!

Bodie State Historic Park, California. italiaperduta.com/ghostown

Ma Bodie non era di certo un paradiso felice... I minatori erano infatti costretti a lavorare ad una profondità dai 100 ai 200 m per appena 3 o 4 dollari al giorno. All'epoca chi si recava a Bodie soleva dire "Goodbye, God, I'm going to Bodie" ("Addio, Dio, vado a Bodie"). Per contrastarne l'immagine profana si decise di fare una colletta e costruire una chiesa metodista, ma i pastori non vollero mai venirci perché il finanziamento derivava dai bordelli e dai bar in cui si fumava oppio. A Bodie ci scappava un morto ogni giorno, tant'è che i minatori dicevano scherzando: "Well, have we got a man for breakfast this morning?" ("Abbiamo un uomo per colazione stamattina?").

In 100 anni le miniere di Bodie fruttarono 100 milioni di dollari in oro, sino a quando, nel 1942, un decreto governativo stabilì l'abbandono della città. Solo una dozzina di "dimenticati" vi rimasero a vivere e 10 anni dopo un incendio appiccato da un ragazzino la ridusse in rovina. Il 95% di Bodie andò in fumo ma rimasero tuttavia numerose abitazioni, ora parzialmente restaurate, una chiesa, alberghi, banche, la casa dei pompieri e delle pompe funebri, una scuola, una prigione, le vecchie miniere e le latrine (oggi gli unici bagni disponibili per i turisti che vengono sino qui!). Per fortuna la ristrutturazione non è stata eccessiva e da allora niente è cambiato: vi sembrerà davvero di essere catapultati nel mitico Far West. Situata in una landa deserta, Bodie riesce a trasmettere brividi e allo stesso tempo pace, immersa nel silenzio più assoluto, interrotto solo da qualche turista di passaggio. La maggior parte degli edifici è chiusa e dalle finestre sporche si intravvedono oggetti pietrificati dal tempo. Nelle case in cui è possibile entrare si vedono carte da parati Bodie State Historic Park, California. italiaperduta.com/ghostownche si sbriciolano, polvere, vecchie poltrone rosicchiate dai topi, pavimenti che sprofondano, tavole apparecchiate, antiche bottiglie di Coca Cola e vetrine di negozi ancora allestite. L'edificio più intatto è la chiesa, al cui interno è custodito ancora un vecchio organo. C'è tutto tranne gli abitanti, sepolti nel cimitero poco fuori la città, spesso con gli stivali ancora ai piedi.

Oggi la città di Bodie e i dintorni sono protetti come State Historic Park e custoditi da intrepidi rangers. Chi vi scrive è stato a Bodie 4 anni fa e vi garantisce che l'autentico fascino della ghost town e l'esperienza di respirare l'atmosfera del vero Far West risiede qui, a Bodie, e va assolutamente vissuta.


INDICAZIONI TURISTICHE (vedi mappa)

Bodie si trova sulla Route 270, a 13 miglia dalla Highway 395, vicino a Bridgeport, a nord di Lee Vining e in direzione del Lake Tahoe. GliBodie Hills, Sierra Nevada. italiaperduta.com/ghostown ultimi 5 km per arrivarci sono sterrati ma facilmente percorribili anche senza un fuoristrada (prestando tuttavia molta attenzione perché se si buca non si trova nulla per diverse miglia!). In inverno la strada potrebbe non essere accessibile a causa della neve, per cui meglio venirci tra aprile ed ottobre. Controllate di avere sufficiente benzina perché sul posto non ci sono distributori e non ne troverete per molti chilometri. Inoltre non ci sono né ristoranti né fast food, quindi portatevi un pranzo al sacco se venite in mattinata. Bodie è visitabile in estate (15 maggio - 31 ottobre) dalle 8 alle 18 e in inverno (1° novembre - 14 maggio) dalle 9 alle 15. Il prezzo del biglietto è di 7$ per gli adulti e 5$ per i bambini. Volendo è possibile prendere parte ai dei tour guidati recandosi presso il Visitor Center nel centro della città, all'interno di un vecchio edificio dove è stato allestito anche un museo.

Se si è diretti verso il Lake Tahoe si può dormire a Bridgeport, poche miglia a nord lungo la Route 270. Se invece le tappe del vostro viaggio sono lo Yosemite e/o la Death Valley, Bodie è raggiungibile in una giornata da entrambi i luoghi, includendo una visita allo splendido Mono Lake, uno dei laghi più antichi dell'America del Nord e che presenta una salinità tre volte superiore a quella del mare. L'entrata est (Tioga Pass Entrance) del meraviglioso Yosemite National Park è a una trentina di miglia a sud di Bodie e per raggiungere il centro delle valle, attraversando paesaggi mozzafiato, occorrono circa 3 ore di macchina. L'incredibile Death Valley National Park è invece più distante (circa 5 ore di auto), per cui è consigliabile una tappa a Lone Pine, piccola cittadina immersa nelle splendide Alabama Hills, la cosiddetta "succursale di Hollywood" per gli innumerevoli film che sono stati girati in questo luogo. Qui potrete soggiornare al Dow Villa Motel, dove dormiva niente meno che John Wayne.

Per maggiori informazioni su Bodie visitate il sito ufficiale: Bodie State Historic Park.

Per altre immagini di Bodie visitate la image gallery sottostante e il video dal sito ufficiale della città.

 

Fonte: Routard.

›ENGLISH VERSION‹


Published in GHOST TOWN NEL MONDO
Giovedì 29 Dicembre 2011 07:55

Mogollon, New Mexico

English version: MOGOLLON, NEW MEXICO

In un angolo remoto del New Mexico, nella splendida Gila National Forest, si trova una piccola città fantasma chiamata Mogollon. La strada per Mogollon è stata ricavata sul versante della montagna da un gruppo di lavoratori nel 1897. Il paese è stato costruito nel periodo di massimo splendore delle miniere d'oro e d'argento, sul finire del 1800. James C. Cooney, un sergente dell'esercito degli Stati Uniti, trovò un crinale pieno di oro e minerali d'argento mentre conduceva una missione di esplorazione lungo l'8th U.S. Calvary, poco a nord di Mogollon. Egli cominciò a reclamare la sua scoperta quando lasciò l'esercito nel 1876.

italiaperduta.com_ghosttown_MogollonLe 9 miglia di strada per Mogollon sono ripide e insidiosi, e si snodano oltre le rovine della miniera Little Fanny. Arrivati a 7.000 piedi di altitudine, sorprendentemente si scende lentamente per 600 piedi lungo il Silver Creek Canyon e si arriva finalmente a Mogollon. Molti dei resti delle vecchie case, degli edifici e dei macchinari per l'estrazione ormai arrugginiti, si trovano su entrambi i lati lungo la strada principale. Mogollon era anche il nome dalle estese montagne occidentali del New Mexico, che presero poi il nome di Don Juan Ignacio Flores, colui che nel XVIII secolo ricoprì il ruolo di Governatore delle Terre di Spagna. Il primo ufficio postale aprì nel 1890 e con esso arrivò anche la scuola nel 1892. Fin dall'inizio la città mineraria di Mogollon non fu priva di sventura...

Nel 1894, Mogollon subì una serie di inondazioni e incendi, uno dei quali, nel 1894, spazzò quasi via la città. I cittadini, ambiziosi e desiderosi di ritornare nelle proprie case, ricostruirono la città con pietre e mattoni. Tuttavia altri incendi si susseguirono nel 1904, 1910, 1915 e nel 1942. La città ebbe anche un passato di gravi inondazioni che alla fine del 1800 sommersero ampie zone lungo il canyon. Nonostante tutto la miniera di Little Fanny produsse diversi milioni di dollari in oro e argento.

Nel 1915 la popolazione di Mogollon contava 1500 abitanti e la città aveva elettricità, acqua corrente e servizi telefonici. Possedeva inoltre cinqueitaliaperduta.com_ghosttown_Mogollon saloon, quattro negozi mercantili, due ristoranti, un teatro, un panificio, e anche un ospedale. Mogollon aveva anche un paio di quartieri a luci rosse, una Little Italy sul lato ovest della città e un quartiere spagnolo sul lato est. La Silver City and Mogollon Stage Line provvedeva al trasporto di passeggeri, lingotti, oro e argento tra Silver City, Mogollon e la Little Fanny Mine, compiendo una media di 80 miglia la giorno. Con l'avvento della Prima Guerra Mondiale la richiesta di oro e argento crollò e la popolazione di Mogollon scese a 200 abitanti.

Nel 1934 la città conobbe una rinascita grazie al prezzo dell'oro che passò da 20,67 dollari all'oncia a 35, e nel 1938 Mogollon raggiunse una popolazione di un migliaio di residenti. La Seconda Guerra Mondiale causò tuttavia un ulteriore calo della domanda di metalli preziosi e nel 1942 un enorme incendio spazzò via quasi completamente la città. Nel 1950 la Little Fanny Mine era l'unica cosa rimasta in attività, fino a quando non chiuse poco tempo dopo...

Nel 1973 a Mogollon fu girato lo spaghetti western "Il mio nome è Nessuno" con la star Henry Fonda. Oggi molti residenti hanno proprietà a Mogollon. L'intero territorio di Mogollon è stato iscritto al Federal Government's National Register of Historic Places.


Articolo e foto di Gary Nicholson - Abandoned Places -

Published in GHOST TOWN NEL MONDO
Lunedì 12 Dicembre 2011 08:12

Silent Hill: la vera ghost town.

SILENT HILL E CENTRALIA

italiaperduta.com: Silent Hill

 

L'articolo su Silent Hill, ora anche in english version.

Leggi l'articolo SILENT HILL: LA VERA GHOST TOWN.

Published in NOTIZIE FLASH
Giovedì 22 Settembre 2011 14:40

Da Castelnuovo a Camonti. Di Emilio Polverini.

Da Castelnuovo a Camonti. Di Emilio Polverini.

“ Si comunica che nel pomeriggio di martedì 29 marzo 1994 è stata ritirata dal fronte della lignite l’ultima macchina di scavo ancora presente. / Con questo atto si conclude la fase produttiva della Miniera di Santa Barbara. […]”

Con questo scarno messaggio, inviato per conoscenza alle varie Unità dell’ENEL e Aree Operative interessate, ha termine l’avventura industriale del bacino lignitifero del Valdarno. Ben altri erano stati gli accenti quando l’ingegner Luigi Langer, dopo un lungo soggiorno presso l’Esposizione Universale di Parigi del 1867, prospettò per primo la possibilità di creare una grande e moderna industria mineraria e siderurgica nel Valdarno. E soprattutto ricordiamo l’enfasi con cui la stampa locale, negli anni 1956-1957, descriveva le mirabili realizzazioni che sarebbero state attuate con il “piano Santa Barbara”. Chi, nei paesi del bacino lignitifero, ha vissuto quel periodo ha ancora presente l’impaziente aspettativa del benessere che sarebbe arrivato con i nuovi impianti, dopo tanti anni di crisi e di depressione. Ci si immaginava un bengòdi che non sarebbe finito mai; ora, esaurita la lignite, sembra che quest’ultimo mezzo secolo sia trascorso in un attimo.

Naturalmente tutti prevedevano che la “coltivazione a cielo aperto”, prospettata dal piano Santa Barbara, avrebbe provocato sconvolgimenti nel territorio minerario. Erano ancora molto evidenti gli effetti causati dagli “sterri” nella seconda metà dell’800 e, ancor più vistosi, quelli provocati dalle escavazioni dei primi decenni del secolo scorso, sebbene i primi fossero stati effettuati quasi completamente a mano e le seconde con mezzi meccanici infinitamente meno potenti di quelli moderni. Ma nessuno immaginava l’entità del cambiamento che si sarebbe avuto alla fine dei lavori.

L’industria mineraria provocò non soltanto la trasformazione fisica del territorio, ma generò anche modificazioni, non meno importanti, nella vita politica, sociale, economica e culturale dei paesi circostanti. Nuovi operai, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, accorrevano da tutte le parti, soprattutto dalla Maremma e dalla Romagna, attratti dal miraggio di un lavoro sicuro e ben remunerato. Nel Comune di Cavriglia [...] e soprattutto nel paese di Castelnuovo, che in pochi anni raddoppiò la sua popolazione, si viveva un clima da “corsa all’oro”: prosperavano le bettole e cambiavano le antiche usanze. Purtroppo, date le caratteristiche della lignite, si alternavano periodi di grande espansione a periodi di drammatica contrazione, perché la richiesta di questo minerale aumentava enormemente quando eventi economici internazionali o guerre facevano scarseggiare, e quindi rincarare, i combustibili più pregiati. Nei periodi di crisi la maggior parte delle persone venute da fuori non ritornava nei propri paesi di origine: le risorse lavorative locali, quasi esclusivamente agricole, non erano in grado di sostentare una popolazione artificiosamente aumentata. Quindi disoccupazione, miseria, scioperi e lotte.

Tutte queste vicende, negative e positive, sono state studiate e descritte, in tutti i loro aspetti, in moltissimi libri, tesi, saggi e articoli pubblicati specialmente negli ultimi trent’anni. Ma un aspetto, un po’ particolare, mi pare sia stato soltanto sfiorato in qualche pubblicazione. Si tratta degli effetti causati, direttamente e indirettamente, dall’attività mineraria sugli edifici di culto e similari: chiese, cappelle, cimiteri, tabernacoli. Effetti, anche questi, negativi e positivi: distruzione o trasformazione di edifici esistenti, costruzione di nuovi e anche – cosa singolare che denota mancanza di efficace programmazione – costruzione e successiva distruzione dello stesso edificio sacro nell’arco di qualche decina di anni.

Oggi, a Castelnuovo Dei Sabbioni, la vecchia chiesa si erge ancora sul cocuzzolo dove un tempo sorgeva la rocca dell’antico castello. Attualmente tutto ciò che rimane del vecchio paese, comprese la chiesa e la canonica, è proprietà del Comune di Cavriglia. Tutto il complesso parrocchiale sarà destinato ad ospitare un Museo e un Centro di Documentazione delle Miniere. L’attività mineraria ha modificato e movimentato alquanto l’esistenza della chiesa di Castelnuovo...

L'articolo è tratto da "CORRISPONDENZA", pubblicazione semestrale, Fiesole, anno XXVII n. 1 (51), 6 luglio 2007, pp. 10-13.

 

UN ESTRATTO DEL DOCUMENTARIO CASTELNUOVO DEI SABBIONI: IL PAESE DELLA MEMORIA.

Published in NOTIZIE FLASH
Martedì 30 Agosto 2011 21:31

Silent Hill: la vera ghost town.

English version: SILENT HILL, THE REAL GHOST TOWN

"Silent Hill è una ridente località di villeggiatura americana che sorge in riva al lago Toluca. È divisa in diverse aree, tra cui la parte antica della città e quella residenziale. La città ospita una stazione di polizia, un orfanatrofio, più di un ospedale e tutti i comfort per i turisti (negozi, alberghi, centri commerciali, parchi, bowling, ecc)."


Questa è la Silent Hill dell'omonimo e celebre videogioco, un survival horror dalla trama inquietante e paurosa. Costruita su un antico cimitero indiano, la città ebbe un passato travagliato che la portò ad essere popolata e abbandonata più volte, fino a diventare la sede di una setta che praticava sacrifici umani e necromanzia. Nel gioco Silent Hill è costantemente sommersa da una nebbia fittissima, da pioggia, neve e cenere che vengono giù in tutte le stagioni. Appena suona la sirena antibombardamento la città si trasforma nell'otherworld, una dimensione parallela distorta, dove ogni cosa, dagli edifici alle strade, muta, assumendo l'aspetto che avrebbe dopo un terribile incendio: ovunque bruciato, sangue e corpi appesi ai muri. Un purgatorio da attraversare in cui bisogna scegliere se affrontare i propri demoni o morire.

Nel 2006 dal videogioco  è stato tratto un film, diretto da Christophe Gans, in cui la storia, seppur in parte diversa, nasce dal primo episodio della serie. Nel film Silent Hill è una città fantasma in West Virginia abbandonata nel 1974 a causa di un devastante incendio. La sceneggiatura in questo caso trae però spunto da una storia vera...

La città dell'incubo infatti è realmente esistita. Il suo nome non è Silent Hill, bensì Centralia e si trova nello stato della Pensylvania.
La città sorse all'inizio dell'800 sopra un enorme giagimento di antracite, carbone fossile puro al 95%, che venne estratto in quantitativi industriali fino alla fine del XIX secolo. Durante il periodo d'oro Centralia contava oltre 2.000 abitanti, ma nel maggio del 1962 un fatale incidente ha segnato per sempre il destino di ognuno di essi...
La vena carbonifera prese improvvisamente fuoco e l'incendio sotterraneo divampò a dismisura rendendo vano ogni tentativo di spegnerlo.

 

"Questo era un mondo in cui nessun essere umano poteva sopravvivere, più caldo del pianeta Mercurio, la sua atmosfera velenosa come quella di Saturno. Al centro dell'incendio le temperature superavano facilmente i 1.000°F. Letali nuvole di monossido di carbonio e altri gas turbinavano attraverso le fessure nella roccia."  David DeKok (1986)


Non si conoscono ancora per certo le cause effettive dell'incendio. Pare che il fuoco si sia scatenato dall'immissione di rifiuti ardenti in un deposito dismesso. Quel che è certo è che le conseguenze furono disastrose. Nuvole di cenere e fumo bianco coprirono la città, gli alberi morirono, l'asfalto si sciolse e ovunque si formarono crepe e voragini. Nel ventennio successivo la popolazione venne fatta progressivamente evacuare. Nel 1979 venne inserito un termometro nel sottosuolo per controllare il livello della benzina di un distributore malfunzionante e, con stupore, segnò 77.8°C. Nel 1981, inoltre, un dodicenne cadde in una voragine di 46m che gli si aprì improvvisamente sotto i piedi. Per fortuna sopravvisse grazie all'intervento del fratello.
Oggi Centralia è una città fantasma popolata da appena una decina di persone. Molti edifici sono stati abbattuti e in alcuni punti, dalle crepe nell'asfalto, esce del pericoloso monossido di carbonio. L'incendio sotto Centralia è ancora attivo e si calcola che lo sarà per centinaia di anni. La sua tragica sorte ne ha fatto una lugubre e tristemente istruttiva attrazione turistica.

Link utili:
Sito ufficiale del film
Portale del gioco
Sito della cittadina di Centralia

 

>ENGLISH VERSION<

Published in NEI VIDEOGIOCHI
Sabato 27 Agosto 2011 09:20

Gunkanjima: l'isola fantasma.

ENGLISH VERSION: Gunkanjima: the ghost island

L'isola di Hashima, sperduta tra le 505 isole disabitate della prefettura di Nagasaki, in Giappone, è un luogo spettrale e affascinante, meta di un insolito turismo avventuroso e alternativo.

Il profilo di GunkanjimaL'isola è chiamata anche Gunkanjima, che significa "nave da guerra", per via dell'aspetto che assume il suo profilo sul letto dell'Oceano: un'isola grigia e decadente, circondata da un grande muro di cemento e i cui edifici prossimi al collasso vanno a delineare la forma di una specie di grande nave da guerra. Questa misteriosa isola fu costruita sopra un'importante miniera di carbone (di proprietà della Mitsubishi) che, nel periodo compreso tra il 1887 ed il 1974, contribuiva notevolmente a rifornire di energia la città di Nagasaki, che si trovava ad un'ora di navigazione. Era un polo minerario talmente importante che decisero di costruire centinaia di appartamenti per i minatori, con scuole, ospedali, palestre, cinema, bar, ristoranti e negozi per le rispettive famiglie. Furono costruiti anche i primi edifici in cemento armato della storia del Giappone, per difendersi dai frequenti tifoni che si abbattono su quelle zone. Nel 1959 l'isola di Hashima arrivò ad avere la più alta densità di popolazione mai registrata in tutto il mondo: ben 3.450 abitanti per km². Gli appartamenti erano come delle celle per monaci, piccoli e soffocanti, e gli abitanti erano suddivisi in "caste": minatori non sposati, minatori sposati e con famiglia, e dirigenti della Mitsubishi e insegnati, che potevano persino godere del lusso di avere una cucina e un bagno privato. La sopravvivenza di Hashima dipendeva interamente dai rifornimenti via terra e se un tifone si abbatteva sull'isola, i suoi abitanti dovevano cercare di sopravvivere per giorni in attesa della prossima nave cargo.

Gunkanjima dall'alto

Nel periodo di massima attività l'isola produceva 410.000 tonnellate di carbone all'anno, una produzione intensa che andava però a discapito della vita umana. Fu per questo motivo che nella miniera venivano impiegati soprattutto prigionieri coreani e cinesi. Molti minatori persero la vita a causa della fame e delle scarse condizioni igeniche dell'isola... Dal racconto di Suh Jung-Woo, coreano costretto a lavorare sull'isola ed intervistato nel 1983:Gunkanjima in attività

"Nonostante il lavoro massacrante, i nostri pasti consistevano semplicemente per l'80% di fagioli, e 20% riso bollito con qualche sardina. Quasi ogni giorno soffrivo di diarrea, e la mia forza gradualmente se ne andò. Ho provato a riposarmi, ma le guardie arrivavano e mi costringevano a lavorare...non so quante volte ho pensato a buttarmi in mare ed annegare...
Quaranta o cinquanta dei miei compagni coreani si sono suicidati o sono annegati tentando di raggiungere Takahama. Io non so nuotare. Ma fui fortunato. Dopo cinque mesi fui trasferito alla fabbrica della Mitsubishi di Saiwai-Machi, a Nagasaki, e fui in grado di lasciare l'isola. Se fossi rimasto, non sarei vivo ora. Oggi le persone chiamano l'isola 'Battleship Island', ma per noi era 'Prison Island', senza possibilità di fuga
."

L'isola di Hashima fu abbandonata dopo che il petrolio iniziò a sostituire il carbone come fonte di energia. Dal 1974 Gunkanjima è una città fantasma.

Gunkanjima città fantasmaNonostante sia stato un luogo di sofferenza, di stenti e di morte, Hashima rappresenta un importante pezzo di storia per il Giappone e il suo sviluppo industriale post-bellico. Oggi l'isola è un cimitero di edifici decadenti e destinati al crollo ma, proprio per il suo fascino spettrale, è meta di appassionati di esplorazione urbana e di cineasti. E' stata infatti set di film quali "Battle Royale II: Requiem" (2003) e "Inception" (2010), e del videoclip "My Lonely Town" della rock band giapponese B'z. Nel 2009 è comparsa anche in un episodio del documentario della BBC "Life After People".

Nel 2005 fu concesso ad alcuni giornalisti di accedere all'isola e da allora tutto il mondo è venuto a conoscenza dell'esistenza di questo luogo incredibile. Fino al 2009 si rischiava il carcere se si provava a mettere piede nella città fantasma ma, nell'aprile di quell'anno, una parte dell'isola è stata riaperta per le visite, anche se, a causa delle condizioni del mare, è possibile accedervi solo per 160 giorni l'anno.

Per chi volesse intrapprendere questo avventuroso viaggio verso l'isola fantasma può consultare questo sito, purtroppo solo in giapponese: sito web di Gunkanjima. Per ulteriori informazione in inglese visitate il sito Gunkanjima mini-tour.


Altri link:

VIDEO DOCUMENTARIO SU UN MINATORE DI HASHIMA

GALLERIA FOTOGRAFICA


>ENGLISH VERSION<


Published in GHOST TOWN NEL MONDO

GUARDA IL DOCUMENTARIO SU CASTELNUOVO

Play Roscigno

Nella splendida terra di Dante, la Toscana, troviamo un gran numero di città scomparse o quasi, luoghi a volte dimenticati o in avanzato stato di abbandono. Uno di questi paesi è tristemente noto per un sanguinoso eccidio nazista che viene ancora rievocato nei toccanti racconti di chi lo ha vissuto… E’ l’affascinante città fantasma di Castelnuovo Dei Sabbioni.

Castelnuovo Dei Sabbioni. italiaperduta.com/ghostownSituato nella provincia di Arezzo, alle pendici dei Monti del Chianti, Castelnuovo è una frazione del comune di Cavriglia che oggi conta circa 9.000 abitanti e la cui nascita risale al 17 marzo 1809. Presso Castelnuovo è stato per molto tempo attivo un importante bacino minerario per l’estrazione della lignite. Lì vicino si trovava la cosiddetta “Dispensa”, un insieme di caseggiati sorto al tempo della Prima Guerra Mondiale come dormitorio per gli operai che da lontano venivano qui a lavorare. A partire dai primi anni venti i dormitori si trasformarono in veri e propri appartamenti per le famiglie di coloro che lavoravano nella Società Mineraria Valdarno. Pian piano questo raggruppamento denso di famiglie si trasformò in un vero e proprio nucleo abitativo…

Ma la tranquilla laboriosità di questo paese venne squarciata ferocemente la mattina del 4 luglio 1944

Quando la Seconda Guerra Mondiale stava ormai volgendo al termine, le rappresaglie naziste furono atroci in molte zone d’Italia. In Toscana questa repressione fu particolarmente violenta. Alle prime luci dell’alba di quel doloroso 4 luglio, in una torrida giornata d’estate, le frazioni di Castelnuovo Dei Sabbioni e di Meleto Valdarno furono accerchiate ed invase dalle truppe delle SS naziste, guidate da uno schieramento di repubblichini. Quest’orda di uomini spietati assalì le case e penetrò nelle abitazioni, rastrellando uomini, donne e bambini, e devastando ogni casa. Nei pressi del muro sottostante la chiesa 75 uomini vennero barbaramente trucidati e bruciati… Nel mucchio di cadaveri carbonizzati vennero anche ammassati mobili e suppellettili presi dalle abitazioni. Di queste 75 vittime solo 50 vennero riconosciute e consegnate alle rispettive famiglie, le altre furono pietosamente seppellite in una fossa comune del cimitero locale. Alla fine la tremenda rappresaglia nazista di quel 4 luglio nelle frazioni di Cavriglia arrivò a superare le 200 vittime…

Cavriglia oggi è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici che sono costati alla sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni in cui la miniera era in piena attività, a Castelnuovo vivevano quasi mille persone. L’estrazione della lignite, un combustibile fossile, permetteva di alimentare la centrale elettrica di Santa Barbara, le cui ciminiere si stagliano alte nel cielo a breve distanza dal paese. La miniera dava soldi e lavoro ma allo stesso tempo gli scavi in profondità che furono fatti prima del 1956, erosero pian piano la terra, divorarono le colline, dissestarono leCastelnuovo Dei Sabbioni valli e lentamente si portarono via le case… A metà degli anni ’60, a seguito della pericolosità del terreno e di una frana, tre quarti del borgo crollarono e tutti gli abitanti dovettero progressivamente abbandonare le proprie case e stabilirsi nel nuovo paese, ricostruito poco più in alto. Con il tempo la miniera di lignite si è esaurita, fino alla sua definitiva chiusura nel 1994, mentre Castelnuovo Dei Sabbioni è diventato un malinconico paese fantasma. La sorte ha voluto che la principale fonte di reddito per la popolazione del posto, la miniera di lignite, diventasse per il paese la principale causa del disastro e dell’abbandono.

Camminare per le vie del borgo trasmette la sensazione di un abbandono repentino. Le case sono tutte aperte e al loro interno si possono trovare ancora mobili, oggetti, vestiti, ricordi. Appena entrati si suggella un patto con il silenzio assoluto, rotto solo dal canto degli uccelli che qui hanno trovato la loro dimora, unici aneliti di vita in un luogo raggiunto dalla morte e dall’abbandono…

Le case presentano pitture con curiosi enigmi bianchi e neri e strani rebus che creano un’atmosfera particolarmente misteriosa e sospesa in un limbo tra realtà e finzione. La finzione è quella cinematografica che ancora una volta ha raggiunto questi luoghi dimenticati dall’uomo. I rebus ormai rovinati dal tempo che si possono scorgere sulle case sono infatti stati realizzati nel 1995 per il film “Ivo il tardivo”, del regista Alessandro Benvenuti. Castelnuovo era la dimora di questo stralunato personaggio, Ivo, che si dilettava nel dipingere i muri del colore del suo giornale preferito, “La settimana enigmistica”, utilizzando il linguaggio cifrato dei rebus. Castelnuovo era stato scelto come sua dimora e come rappresentazione onirica del suo particolare mondo interiore.

Oggi Castelnuovo Dei Sabbioni, dopo anni di silenzio, sembra tornare lentamente a vivere grazie ai progetti di recupero della vecchia chiesa e al restauro di alcuni edifici esterni che ospiteranno i turisti interessati a visitare il borgo abbandonato. Un progetto che tocca ben 1.700 ettari di territorio in abbandono e che comprende il restauro della vecchia miniera di lignite, la storia portante di questi luoghi…

 

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Guarda il nostro documentario su Castelnuovo in versione integrale:

CASTELNUOVO DEI SABBIONI: IL PAESE DELLA MEMORIA.



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Se sei interessato al documentario su Castelnuovo puoi acquistarlo a QUESTO LINK.

Vai alla pagina sul paese fantasma di CASTELNUOVO DEI SABBIONI.


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