Nella provincia dell'Ogliastra, in Sardegna, sorge un piccolo ma affascinante borgo fantasma, una gemma nascosta e remota di questa grande e spesso sconosciuta Italia perduta. Il suo nome è Gairo Vecchio, la cui origine deriva dal greco "ga" e "roa", ovvero "terra che scorre". Un'origine che sin dall'inizio della sua storia racchiude il suo destino e la sua fine.
Fondato verso la metà del 1200 dalla popolazione di Sessei che si ritirò verso l'interno per sfuggire alle lotte tra i Pisani e i Visconti, Gairo sorse su una collina a 800 m sul livello del mare. Luoghi perfetti per i pascoli e per l'agricolura, con terreni fertili, valli, montagne e fiumi, abitati da grandi colonie di mufloni e di uccelli, quali il Gypaeto barbato. Gairo fu un vero paradiso sino a quando lo Stato italiano diede inizio al disboscamento della Sardegna.
La già precaria condizione idro-geologica del luogo fu ulteriormente peggiorata dall'assenza della protezione della vegetazione, con la conseguente erosione del territorio. La prima alluvione di cui si ha notizia avvenne nel novembre del 1880: una violenta pioggia causò ingenti danni al paese e alle campagne con frane, muri a secco crollati, smottamenti del terreno, tetti scoperchiati e i vicoli del borgo che si trasformarono in ruscelli. Alla fine di marzo del 1927 si ebbe un'alluvione ancora più grave che isolò il paese per diversi giorni. Alcune case necessitarono di essere demolite e una quindicina di famiglie furono costrette a lasciare il paese. Purtroppo le istituzioni fecero poco o niente per sistemare il paese e la popolazione si dovette arrangiare per conto proprio.
Nel 1940 ci fu un'altra gravissima alluvione e nel 1951 uno straordinario evento meteorologico provocò l'intero dissesto del paese ed il suo definitivo abbandono. Tra il 12 e il 18 ottobre caddero ben 1300 mm di pioggia che distrussero ben 90 abitazione nel solo Gairo, miriadi di alberi sradicati, strade totalmente seppellite e cumuli di detriti. Per protestare contro l'abbandono del paese da parte dello Stato, nel gennaio del 1952 150 donne incinte fecero lo sciopero della fame, a cui seguirono violenti scontri fra la popolazione e le forze dell'ordine. La polizia aprì il fuoco e alcune persone rimasero ferite. Superata la cirisi, poco tempo dopo, si decise di traferire la popolazione nella zona più sicura di Taquisara e si avviò la costruzione di altre case.
Ma le rovine di Gairo risiedono ancora lì dove vissero per molto tempo il loro splendore. Tra i viottoli in terra battuta e selciato sorgono ancora le case realizzate prevalentemente in granito, scisto e altre rocce locali, oltre che fango, malta di calce e sabbia utilizzati come legante: quel che rimane di antiche tecniche costruttive. Di recente è stata asfaltata la via centrale del borgo per permette di ragguingere questi luoghi che molto hanno da offrire al turismo, quali le grotte di Sa Rutta' e Su Marmu. Oggi Gairo è divenuto un'attrazione turistica e un importante esempio di archeologia abitativa della Sardegna Centro Orientale.
Fonti: Ogliastra on the web - Percorsi di Sardegna
Foto: Stefania Murru - Von Jay Beee - Shardana Giuseppe Mercorella










