
Ricordiamo oggi una delle più grandi tragedie del nostro paese: il terremoto del Belice. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, esattamente 44 anni fa, un violento evento sismico di magnitudo 6.4 della scala Richter colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, Trapani e Palermo. Il terremoto venne subito sottovalutato ma la sua realtà si mostrò con terribile evidenza quando giunsero i soccorsi: le strade erano letteralmente risucchiate dalla terra e le città di Gibellina, Salaparuta e Montevago furono completamente rase al suolo. Le vittime furono 370 e 70.000 gli sfollati. Tra i 14 centri colpiti ci fu anche il bellissimo paese di Poggioreale che, fortunatamente, contò solo 4 morti, ma i danni dovuti al sisma costrinsero la popolazione ad abbandonare per sempre le loro case.
Il terremoto del Belice mise tristemente a nudo lo stato di arretratezza in cui si trovavano le zone delle Sicilia orientale e la scarsa prontezza dei soccorsi in caso di gravi emergenze. I successivi stanziamenti, anzichè migliorare le condizioni degli abitanti e mirare a salvare il patrimonio artistico e architettonico di paesi come Poggioreale, diedero luogo a costruzioni faraoniche e spesso inutili, come l'opera d'arte di Alberto Burri che sui ruderi di Gibellina costruì un impianto labirintico di vie e isolati che mantengono l'impronta dell'antico tracciato del paese.
Oggi la splendida Valle del Belice sembra lentamente riprendersi grazie soprattutto all'operosità dei suoi abitanti, ma occorre fare ancora molto per salvare e salvaguardare le bellezze architettoniche e paesaggistiche di luoghi che stanno scomparendo...
Il terremoto del Belice e la storia di Poggioreale e Gibellina sono narrati nel documentario Ghost Town: Poggioreale. La nuova Pompei, disponibile in streaming gratuito per la visione.

La terza puntata dedicata al paese fantasma di Poggioreale, della serie di documentari "Ghost Town", è disponibile ora in streaming nella versione integrale. Visitate la pagina su Poggioreale per accedere al nostro documetario.
Ringraziamo Popcorn Tv per aver inserito i documentari di Ghost Town nei suoi palinsesti.
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Poggioreale non sembra un paese morto ma solo ferito, in letargo, in attesa di un altro futuro. Troppo bello per essere riutilizzato, troppo personale per essere dato ad altri. E intanto i ruderi e la natura si stanno unendo in una simbiosi che porterà prima o poi a far prevalere la natura sulle più deboli rovine.
Nella terra degli Elimi, misterioso popolo che per più di un millennio dominò quella parte della Sicilia nella provincia di Trapani, l’ubicazione di Poggioreale era di indubbio privilegio. Il suo nome deriva infatti dal latino “Podus Riali”, che significa “Poggio del Re”, grazie proprio alla sua posizione in cima ad una collina da cui si gode di una splendida vista e di un clima mite. Il comune di Poggioreale nacque nel 1642 come centro agricolo, con un impianto urbano a scacchiera ed edifici in stile barocco. Il centro storico si sviluppò lungo Corso Umberto I, che dall’ingresso del paese conduce sino alla suggestiva Piazza Elimo, di impianto classico. Qui si erge la scalinata che porta nel luogo dove sorgeva la Chiesa Madre o Madrice, l’antico e glorioso simbolo del paese, insieme alla ormai perduta Torre del Campanile. L’ala nord della Madrice è andata completamente distrutta dal terremoto, mentre quel che è sopravvissuto è stato trafugato all’indomani del disastro. Poggioreale un tempo contava diversi palazzi nobiliari e perfino un anfiteatro. La piazza era sempre animata dalla gente, le case, costruite l’una accanto all’altra, facevano sentire i propri abitanti vicini e uniti. Nel corso principale, largo e luminoso, si consumavano lunghe passeggiate e la vita sociale più intensa degli abitanti del posto.
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 i sogni degli abitanti di Poggioreale sono stati furiosamente infranti…
E’ una forza primordiale e oscura quella che si scatena, un impeto inspiegabilmente violento che si sprigiona dalle viscere della terra e in poco tempo annienta generazioni di duro lavoro, civiltà tenaci e solide, case, ricordi. Il terremoto del Bèlice registrò una magnitudo del 6,4° della scala Richter e colpì una vasta area della Sicilia occidentale, compresa tra la provincia di Agrigento, di Trapani e di Palermo. In un primo momento non si ebbe l’immediata sensazione della gravità del fatto e l’evento sismico venne sottovalutato. In realtà i suoi terribili effetti si videro quando arrivarono i primi soccorsi in prossimità dell’epicentro: le strade erano state letteralmente risucchiate dalla terra. Furono impiegati più di 1000 vigili del fuoco, la Croce Rossa e l’esercito, ma i collegamenti tra i paesi erano impossibili e l’opera dei soccorritori fu estremamente difficoltosa. Il pilota di uno degli aerei impiegati nella ricognizione della zona dichiarò: “E’ uno spettacolo da bomba atomica… Ho volato su un inferno”. I paesi di Gibellina, Salaparuta e Montevago furono completamente rasi al suolo, i morti furono 370, un migliaio i feriti e circa 70.000 gli sfollati. Sui ruderi di Gibellina negli anni ’90 è stata creata una monumentale opera d’arte in cemento armato del pittore Alberto Burri, un impianto labirintico di vie e isolati che mantengono l’impronta dell’antico tracciato del paese.
A Poggioreale il 50% delle abitazioni furono distrutte o rese inagibili. La popolazione abbandonò di corsa le proprie case, anche se il loro cuore è sempre rimasto chiuso fra queste mura. Quel che resta del vecchio centro non è quello che è stato restituito dal tremendo terremoto, ma dall’avvicendarsi di numerosi crolli che con il passare degli anni hanno lentamente cancellato antiche strutture e antiche memorie, com’è successo di recente alla Torre del Campanile, simbolo del paese, della sua storia e della sua lotta contro la calamità. Poggioreale, fiero della sua secolare bellezza, è rimasto qui a dominare la valle e a spiare da lontano il nuovo paese sorto poco distante. La città fantasma si mostra alla vista in tutto il suo decadente splendore e in tutta la sua innaturale inquietudine. 
Vista da lontano, quando i campi intorno assumono le sfumature del giallo e del marrone, assume l’aspetto di una vecchia città del Far West, senza cowboy e senza vita, solo corvi e ronzii. La notte la città fantasma si popola di pipistrelli, di ombre e di bisbigli, ma al primo raggio di sole del mattino il silenzio ritorna e con esso l’amarezza di ciò che è andato perduto.
Un paese abbandonato nell’ora del disastro e martoriato da anni di crolli e di furti. Così appare oggi Poggioreale, ma il legame che intercorre con i suoi abitanti è ancora molto forte. Nonostante il divieto sono numerosi coloro che si addentrano tra le strade deserte del paese, forse a ricordare, a pensare, a riflettere o a trovare semplicemente un po’ di quiete in questo luogo distante dalla strada principale e quindi dal traffico di tutti i giorni. Avventurandosi tra le ferite e le macerie del paese è ancora possibile decifrare l’intreccio urbano tra le abitazioni, i cortili, i vicoli, le chiese, i palazzi e il teatro. Una scritta di origine cinematografica fa la sua apparizione sulla parete, ormai quasi del tutto crollata, di un palazzo, testimone inerme della vita e della morte. Come a Pompei, ogni edificio ci ricorda la sua funzione, con oggetti alle pareti, grandi macchinari arrugginiti, banchi di scuola, liste di nomi, documenti, insegne sbiadite, affreschi. Si può individuare ancora il panificio, con il suo forno pronto per essere scaldato. Poi c’è il barbiere, il calzolaio, e ancora ricordi, frammenti di un vissuto passato e bruscamente interrotto, che prendono magicamente vita accarezzati dal vento. Se si entra in Poggioreale è come essere catturati da un vecchio film in bianco e nero, un passato senza finzione.
Poggioreale ha attirato anche l’attenzione di un grande regista del nostro tempo, Giuseppe Tornatore, che qui ha girato due dei suoi film più rinomati, “Malena” e “L’uomo delle stelle”, a dimostrazione del fatto che questo paese rappresenta degnamente, per la sua bellezza, non solo la splendida valle del Bèlice ma l’intera Sicilia. Il futuro del paese è ancora incerto ma sono in molti a sperare in una sorta di rinascita...
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ENGLISH VERSION: Troy Paiva's night visions Troy Paiva è un talentuoso artista contemporaneo americano che dal 1970 esplora la sua terra d'origine, in particolare la…